Amore e responsabilità

Oggi presentiamo una recensione sul libro di Karol Wojtyla, Amore e responsabilità, ed. Marietti.

Conosciamo Karol Wojtyla? Sappiamo chi era, cosa ha fatto per la Chiesa, in particolare cattolica, e per il mondo?

Forse ci è più noto con il nome che assunse quando fu chiamato al soglio pontificio: Giovanni Paolo II.

San Giovanni Paolo II, San Giovanni Paolo II da alcuni già considerato Magno; e, di certo, grande lo è stato.

Giova ricordare che l’autore del testo che andiamo a recensire è un grande santo. Giova perché, sebbene questo libro sia stato scritto 45 anni prima della sua morte, cioè 61 anni fa, esso fu scritto da un uomo di cui la Chiesa ha chiaramente riconosciuto, fin da subito, la santità di vita, la rettitudine di pensiero, l’ortodossia della fede e l’eminenza della dottrina. Speriamo, pertanto, di poterlo annoverare fra i dottori della Chiesa un giorno.

Nel 1960, anno di pubblicazione del testo Amore e responsabilità, edito nella versione italiana dalla casa editrice Marietti, don Karol è un sacerdote di 40 anni: giovane, certo, ma molto maturo.

È un uomo di straordinaria intelligenza, già di evidente carisma, la cui forza nasce dalla profondissima vita di fede, da una vocazione sacerdotale interamente consegnata a Dio e a sua Madre, la Vergine Maria, cui Karol è devotissimo.

È un mistico. Un mistico “nascosto”, che non è conosciuto per le doti taumaturgiche, ma in cui lo Spirito lavora, permea, ispira. Ispira una rinnovata concezione dell’uomo e della donna come “persona”, conosciuta e descritta alla luce della fede.

Certamente Karol Wojtyla è stato un uomo caratterizzato da eccezionali doni e talenti, un uomo, un sacerdote, un papa che ha ammirato, sempre meravigliato, la persona, anche in maniera mistica, oltre che filosofica e teologica.

Egli fissava la “persona” con la p minuscola, sotto la luce e la guida della Persona con la P maiuscola.

Citando Joseph Ratzinger in Introduzione al cristianesimo possiamo affermare che “proprio quando sembra si navighi nel campo della più estrema teoria, affiora invece ciò che è più concreto; parlando di Dio si intravvede chi sia l’uomo; ciò che è più paradossale è al contempo ciò che è più chiaro e più di aiuto” (p. 180).

Di Karol Wojtyla possiamo dire che parlando di Dio all’uomo, parlando dell’uomo a Dio, ma anche parlando dell’uomo all’uomo, per una singolare grazia, egli potè vedere e scandagliare la persona e mise al servizio della persona se stesso e il suo insegnamento.

Ho voluto dare ampio spazio a questa premessa perché non ritengo Amore e responsabilità, e in generale tutta l’opera filosofica di Karol Wojtyla – Giovanni Paolo II, semplicemente un’opera filosofica, bensì un’opera in cui la riflessione filosofica e la luce della fede concorrono a impostare l’antropologia, ovvero lo studio sull’uomo, sotto una luce adeguata ai tempi che viviamo.

Amore e responsabilità è un saggio di morale sessuale e di vita interpersonale. L’autore nell’introduzione spiega che “il presente libro […] non costituisce l’esposizione di una dottrina, ma rappresenta prima di tutto il frutto di un continuo confronto tra la dottrina [cioè l’insegnamento della Chiesa] e la vita” (p. 9).

“Il presente libro, malgrado il suo orientamento sintetico è, nello stesso tempo, molto analitico” (p. 10). Esso “non è casistico, ma cerca di dare una visione totale del problema” (ivi).

“Spesso si pensa che la problematica del sesso costituisce eo ipso, prima di tutto, la problematica del corpo. […] Il presente libro tratta questo problema in maniera diversa. L’etica sessuale costituisce il dominio della persona. Non si può capire l’etica se non si è capita la persona, il suo modo di essere, di agire, i suoi diritti” (p. 11).

Notiamo due cose: la prima è che, a volte, parla di problematica del sesso. Problematica? Problema? In che senso? Il sesso sarebbe un problema?

E nemmeno ci sforziamo di aprirla questa miniera d’oro che rappresenta Amore e responsabilità.

Karol Wojtyla non vede la sessualità come un problema; tuttavia, essendo questo un saggio filosofico, tratta di un certo argomento e sappiamo che il topico, la materia trattata è spesso definita problema.

Ciononostante, non possiamo non evidenziare anche che l’autore ha ben presente il fatto che la dimensione sessuale può essere vissuta in maniera problematica e, in effetti, per qualcuno, in qualche momento perlomeno, è realmente un problema, se non il problema.

La seconda cosa che notiamo è che Wojtyla parla di etica, cioè di quel ramo della filosofia che più specificamente cerca risposta alle domande: «Come devo vivere?», «Come devo comportarmi?». Nel linguaggio comune spesso la chiamiamo morale.

Il presente è un testo di morale, che risponde alle domande: «Come devo vivere?»; e, in particolare, «Come sono chiamato a vivere la sessualità?», «Come vivere la relazione fra persone, integrando in maniera armonica e unitaria la dimensione sessuata che appartiene ad ognuno di noi?».

Amore e responsabilità si compone di quattro grandi sezioni e di un’appendice finale. Ogni sezione corrisponde ad un ambito della persona sessuata e lo approfondisce.

La prima sezione riguarda la persona e l’impulso sessuale; la seconda fissa l’attenzione sulla persona e l’amore, procedendo ad un’analisi generale, psicologica e morale; la terza sezione si concentra sulla persona e la castità, capitolo fondamentale; la quarta sezione parla di matrimonio e di vocazione come risposte di giustizia verso il Creatore.

Ricordiamo qui che S. Tommaso d’Aquino inserisce la virtù di religione, che delinea l’ambito del corretto rapporto fra uomo e vero Dio, all’interno della virtù cardinale della giustizia.

Infine, Wojtyla ritiene cosa buona inserire una appendice che lancia uno sguardo sulla sessuologia e la morale.

Bisogna acquisire una preparazione multidisciplinare adeguata per confrontarsi con il grande mistero della persona; beninteso, mantenendo il giusto ordine di priorità, affinché la ragione sia illuminata dalla fede e non escluda la fede.

All’inizio dell’articolo, dicevamo che Amore e responsabilità fu pubblicato nel 1960, cioè due anni prima dell’apertura del Concilio Vaticano II (1962-1965), al quale Karol Wojtyla partecipò attivamente.

Nella prefazione alla prima edizione italiana, in data 4/11/1968, il cardinale Giovanni Colombo scrive: “L’Arcivescovo di Cracovia ha pensato e pubblicato la sua opera prima della costituzione pastorale Gaudium et spes, prima dell’enciclica Humanae vitae: eppure è talmente consonante con la concezione personalistica dell’amore a cui si ispirano quei due altissimi documenti, è talmente convergente nelle medesime norme morali, che ne pare quasi un commento posteriore. Molte persona che hanno aderito per spirito di fede agli insegnamenti del Magistero, saranno liete di trovarne in queste pagine una approfondita e coerente giustificazione razionale. E molte altre che, messe di fronte ai valori tradizionali, confermati con forte e chiara autorevolezza da Paolo VI, sono rimaste perplesse e tentate di considerarli sorpassati, irreali e impossibili nel mondo moderno, si avvedranno che quei valori non possono tramontare anche perché immergono la loro radice nell’ordine dell’esistenza, nell’ordine della persona. Dietro la guida di un vero amico dell’uomo e di un esperto pastore d’anime, sarà la loro stessa ragione a persuaderli: quella ragione che non è lecito disistimare, come taluni fanno, perché è ancora ciò che l’uomo per sua natura possiede di meglio” (pp. 6-7).

Dobbiamo ammettere che Amore e responsabilità, sebbene abbia carattere divulgativo, non sia di facile lettura: è necessario cimentarsi con attenzione, con riflessione, speriamo, con passione.

Ci auguriamo davvero dal profondo del nostro cuore che questo caposaldo di morale, che è Amore e responsabilità, possa giungere ad essere presente in molte case, possa formare molte persone e continuare a trasmettere la luce della verità sulla persona, che in esso è contenuta.

Amore e responsabilità non è solo un testo di filosofia, un testo di morale, ma, a mio avviso, è anche un’opera che contiene una profondissima, bellissima spiritualità: quella cristiana, declinata dall’intelligenza e dall’anima di un giovane sacerdote, destinato a diventare uno dei più grandi pontefici che la Chiesa cattolica possa vantare: San Giovanni Paolo II, un vero amico dell’uomo, un esperto pastore d’anime, un grande amante della vita, innamorato di Dio e dell’uomo.

Buona lettura!

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