Terapia dei pensieri, Anselm Grun

Oggi presentiamo Terapia dei pensieri di Anselm Grün, edito da Queriniana, un agile ed utile mini-manuale per iniziare ad acquisire dimestichezza con il mondo dei pensieri.

Ma presentiamo innanzitutto l’autore del libro.

“Anselm Grün, nato nel 1945, dottore in teologia e monaco benedettino, è priore amministratore dell’Abbazia di Münsterschwarzach in Germania. È noto come uno dei più fecondi e apprezzati autori di spiritualità in Europa” (dalla quarta di copertina).

Il libro si compone di un’introduzione e di sei brevi capitoli.

L’introduzione si apre con un ricordo incisivo dell’autore, che qui riportiamo:

“Un po’ di tempo fa un’infermiera, che lavora in un centro di riabilitazione per malati mentali, mi raccontò di un paziente. Si trattava di un uomo giovane, intelligente, di bell’aspetto. Eppure non faceva progressi.

Di fronte a tutti i tentativi di lavorare con lui, che si trattasse di terapia del lavoro, di musicoterapia, o qualunque altra terapia, aveva sempre due frasi pronte: «Non sono capace, non mi serve a niente».

Alla fine il medico, durante un colloquio, gli disse: «Le tue parole sono la tua vita. Le tue parole sono la tua malattia»”.

Ora, senza entrare nel mondo della patologia, è importante tener cono che “la nostra mente è strutturata in modo tale che tutto si articola anche in modo linguistico.

Non proviamo semplicemente rabbia, essa si esprime sempre anche in parole attraverso le quali diventiamo consapevoli della nostra disposizione d’animo che, allo stesso tempo, possiamo influenzare attraverso delle frasi.

Perciò è un compito importante occuparsi delle frasi che si articolano spontaneamente in noi e hanno un così enorme effetto sul nostro atteggiamento verso la vita, sul nostro stato d’animo, sui nostri pensieri, sui nostri sentimenti, e sulle nostre azioni” (p. 11).

Il primo capitolo tratta del significato dei pensieri nel monachesimo antico.

A Dio si giunge “quando i nostri pensieri e sentimenti diventano puri, cioè quando sono in armonia con il modo di pensare e di sentire di Dio.

E dunque, per tutta la vita, dobbiamo confrontarci con i pensieri che vogliono trascinarci in un’altra direzione” (pp. 13-14).

E, quindi, passa in veloce rassegna gli otto vizi capitali dal punto di vista dell’autosuggestione, avvalendosi del prezioso trattato Antirretikon del monaco Evagrio Pontico, nel secondo capitolo.

In risposta, il terzo capitolo tratta dell’autoconvincimento, ovvero del metodo per reagire all’autosuggestione, contrapponendo ad una frase negativa una positiva, generalmente tratta dalla Sacra Scrittura o da uomini di fede provata.

Tale metodo è chiamato dagli antichi monaci antirresi o metodo antirretico, cioè di risposta.

Di nuovo, Anselm Grün con l’aiuto del monaco Evagrio passa in rassegna le risposte da opporre ai pensieri cattivi.

Sappiamo, comunque, che la miglior medicina e la sintesi dell’antirresi è la preghiera del pubblicano: “O Dio, abbi pietà di me peccatore” (Lc 18,13).

Bisogna, tuttavia, considerare che “la parola non è un rimedio magico attraverso il quale posso risolvere ogni problema, ma risveglia in me qualcosa, mi rende a mia volta vigile e mi pone alla presenza di Dio” (pp. 58-59).

Nel quarto capitolo l’autore si affaccia sul versante più moderno della psicologia, focalizzando sull’effetto dei pensieri nella psicologia.

Nel quinto capitolo si parla dei metodi di gestione dei pensieri.

Riprendendo la saggezza e l’esperienza dei santi monaci del deserto, l’autore afferma: “Non dobbiamo meravigliarci di nessun pensiero che affiori in noi, per quanto sia malvagio e ingiusto, per quanto sia egoista e brutale” (p. 76).

Non dobbiamo spaventarci.

“La giusta reazione è piuttosto riconoscere che sì, questo o quel pensiero è in me […]. Ammetto il pensiero in me, ma non lo metto in pratica. Lotto contro di lui andandone alla radice […]” (p. 77).

Di fatti, un modo per gestire i pensieri è analizzarli e cercare di capire la loro origine, la loro dinamica e come vincerli.

Non sempre, tuttavia, questo è il metodo più indicato; alle volte, dobbiamo “limitarci” all’antirresi.

Nel sesto ed ultimo capitolo si parla di fede.

Per combattere con i pensieri serve fede.

Una fede che sprona anche la nostra ragione.

La fede vuole liberarci, fra le altre cose, anche dall’ansia di una coscienza sporca, risultato dell’azione di alcuni pensieri.

D’altro canto, “alcuni ritengono che, se sono da un periodo abbastanza lungo nell’ordine, in loro non dovrebbe esistere più nulla di negativo, nessun pensiero nagativo, nessun dubbio, nessun desiderio o sentimento basso e oscuro.

Fede significa tuttavia non chiudere gli occhi davanti alla mia realtà, davanti alle mie paure o debolezze, davanti alla mia oscurità.

Tutto ciò fa parte di me e rimane in me nonostante la mia fede.

In me ci sono molte cose che non vogliono avere nulla a che fare con Dio.

In me c’è la poca voglia di pregare.

Sono attaccato a molte cose che non dipendono affatto da Dio.

Devo ammetterlo tranquillamente: sì, questo è in me.

Ma in me esiste allo stesso tempo anche l’altra realtà: Cristo è in me” (p. 101).

“La fede si mantiene in mezzo alla nostra mancanza di fede, in mezzo ai nostri dubbi. Questa è una forma di fede molto quotidiana, ma una forma che è in grado di trasformare e risanare la nostra quotidianità” (p. 105).

Anselm Grün, Terapia dei pensieri, ed. Queriniana. Un classico della spiritualità.

Buona lettura!

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